Conosciamo il reddito di cittadinanza

Il Decreto Legge n. 4 del 28 Gennaio 2019 rappresenta il quadro normativo di riferimento per quanto concerne il reddito di cittadinanza, la suddetta misura pone in essere un sostegno alle famiglie in difficoltà, volta al reinserimento nel mondo del lavoro ed all’inclusione sociale.

Entriamo nel dettaglio della misura per conoscere meglio questo beneficio economico che viene versato mensilmente su una carta prepagata la c.d. “CARTARDC” a partire dal mese successivo a quello di presentazione della domanda.
Preliminarmente giova chiarire che la misura è rivolta a cittadini italiani e comunitari, stranieri che siano in possesso di permesso di soggiorno di lunga durata e stranieri titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, familiari di cittadini italiani o cittadini UE, il richiedente deve essere residente in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 in modo continuativo.
La domanda di Rdc può essere presentata a decorrere dalla data del 6 Marzo 2019 (e da ogni giorno 6 del mese) presso i CAF e presso gli uffici postali attraverso il modulo predisposto dall’INPS o, ancora, telematicamente sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali tramite credenziali SPID.
A detta domanda va allegato l’ISEE con previsione di una soglia massima dell’indicatore della situazione economica equivalente pari ad € 9.360 annui per poter accedere al beneficio. Tra i requisiti per poter accedere alla misura giova richiamare inoltre quelli concernenti a redditi, patrimoni e trattamenti assistenziali.
Ed infatti può accedere al RDC il nucleo familiare con richiedente che abbia un patrimonio immobiliare di non oltre 30.000 €, esclusa la prima casa, coloro i quali abbiano un patrimonio finanziario non superiore ad € 6.000, incrementabili in base alla composizione del nucleo familiare.
Il RDC è altresì compatibile laddove i componenti del nucleo familiare siano percettori di NASPI e laddove uno o più componenti del nucleo familiare siano percettori di prestazioni destinate agli
Invalidi Civili.
Non sarà invece possibile accedere al beneficio qualora si sia in possesso, di autoveicoli immatricolati nei 6 mesi antecedenti la richiesta o di cilindrata superiore a 1.600 cc immatricolati per la prima volta nei 2 anni precedenti o, ancora, di motoveicoli con cilindrata superiore a 250 cc cc immatricolati per la prima volta nei 2 anni precedenti, di navi e imbarcazioni da diporto.
E’ opportuno precisare che sono altresì esclusi dal beneficio quei soggetti che abbiano presentato dimissioni volontarie negli ultimi 12 mesi precedenti alla domanda, fatte salve le dimissioni per giusta causa, mentre l’intero nucleo familiare in cui sia presente la situazione appena descritta potrà accedere al beneficio ma con una riduzione di 0,4 punti sul parametro.

Successivamente alla presentazione dell’istanza, laddove venga accolta, Poste Italiane procede, mediante appuntamento col beneficiario, alla consegna materiale della CartaRDC intestata al richiedente, che non potrà essere in possesso di più di una carta e del relativo PIN.
A questo punto, entro 30 giorni dall’accoglimento dell’istanza, tutti i componenti del nucleo familiare dovranno procedere a rendere la DID (Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro) presso i Patronati convenzionati con l’ANPAL o presso i Centri per l’impiego.
Non tutti devono rendere la DID, essendone esclusi i seguenti soggetti: minorenni, beneficiari del Rdc pensionati, beneficiari della pensione di cittadinanza, soggetti ultrasessantacinquenni, soggetti
con disabilità ai sensi della L. n. 68 del 12 Marzo 1999, laddove non sia previsto il collocamento mirato, soggetti già occupati o che frequentino corsi di studi o formazione.
Per quanto concerne l’ammontare del RDC esso si compone di 2 porzioni sommabili. Una prima porzione come integrazione del reddito familiare, ed una seconda porzione a titolo di contributo per l’affitto o il mutuo e segnatamente, la prima parte può arrivare sino ad un massimo di € 6.000 annui tenendo in considerazione il numero e la tipologia dei componenti il nucleo familiare, la seconda parte, in caso di locazione della casa di abitazione non può superare la soglia di € 280 mensili, mentre in caso di mutuo la soglia massima di questa porzione è pari ad € 150 mensili, ad ogni modo, complessivamente non potrà percepirsi una somma inferiore ad € 480 annui.
La carta RDC può essere utilizzata per spese di beni di consumo, pagamenti utenze, prelievi mensili pari ad € 100, effettuare un solo bonifico mensile per il pagamento del canone di locazione o della rata del mutuo, non potrà invece essere utilizzata per giochi che prevedano vincite in denaro ma, in ogni caso, in questa sede giova sottolineare che non possono essere controllate le spese effettuate dal percettore poiché laddove ciò avvenisse, saremmo in presenza di una palese violazione delle norme poste a tutela della Privacy, per cui potranno essere controllati gli importi spesi ogni mese ma non anche gli acquisti effettuati.
Il beneficio ha una durata di 18 mesi e può essere rinnovato per ulteriori 18 mesi previa sospensione dell’erogazione del beneficio di un mese prima di ogni rinnovo.
Dopo l’accoglimento dell’istanza per il RDC, il beneficiario viene contattato dai vari CPI al fine di individuare il percorso di formazione o di reinserimento da porre in essere.
In caso di soggetti adeguatamente formati si siglerà un Patto per il lavoro con un CPI o un’Agenzia per il lavoro, per soggetti che necessitano di ulteriore formazione, verrà invece siglato il Patto per la Formazione con Enti di formazione professionale o Aziende, infine, in caso di soggetti non in grado di lavorare verrà siglato il Patto per l’Inclusione sociale. Nell’alveo del Patto per il lavoro e del Patto di inclusione, i beneficiari sono tenuti altresì a partecipare a progetti utili alla collettività predisposti dai Comuni fino ad 8 ore settimanali.
Coloro i quali sono quindi in grado svolgere attività lavorativa dovranno sottoscrivere il Patto per il lavoro ed il Patto per la formazione, a questo punto, entro i primi 12 mesi potrà arrivare una prima offerta di lavoro per il beneficiario nel raggio di 100 km e qualora venga rifiutata potrà arrivare una seconda offerta di lavoro nel raggio di 250 km, da ultima, la terza offerta di lavoro potrà invece pervenire da tutto il territorio nazionale.
Dopo il primo anno invece, anche la prima offerta di lavoro potrà arrivare entro i 250 km mentre la terza offerta potrà pervenire da tutto il territorio nazionale.
Infine, allo scadere dei 18 mesi potranno pervenire offerte di lavoro da tutta Italia.

Qualora dovessero esservi variazioni al nucleo familiare rispetto a quanto riportato nell’ISEE sarà necessario ripresentare la DSU aggiornata entro 2 mesi dalla variazione ed una nuova istanza di RDC a meno che la variazione non sia dovuta a nascita o decesso di un componente, casi in cui non occorrerà ripresentare l’istanza ma sarà sufficiente ripresentare la nuova DSU.
Il reddito di cittadinanza è compatibile con il lavoro dipendente e con attività lavorativa autonoma o di impresa ma giova effettuare alcune precisazioni da delinearsi come segue.
Laddove l’attività lavorativa subordinata, autonoma o di impresa sia iniziata nell’anno 2017, 2018, o nei primi mesi del 2019 e sia in corso al momento di presentazione della domanda, sarà necessario provvedere alla compilazione del modello Rdc-Com presso un CAF convenzionato entro 30 giorni dalla presentazione della domanda, viceversa l’istanza non potrà essere definita.

Qualora invece l’attività lavorativa abbia inizio in corso di godimento del beneficio, questa dovrà essere comunicata all’INPS mediante i Centri per l’impiego.
La norma prevede inoltre agevolazioni per quelle imprese che assumano, nei primi 18 mesi di fruizione del beneficio, un destinatario del RDC sotto forma di esonero contributivo non inferiore a 5 mesi e con un massimale di 780 euro mensili. Le suddette imprese potranno quindi ottenere un incentivo pari alla differenza tra 18 mensilità ed il numero di mensilità già ricevute del beneficiario.
Si incorre in decadenza dal beneficio nei seguenti casi:

  • Manca la DID;
  • Manca la sottoscrizione del Patto per il lavoro o del Patto per l’inclusione sociale;
  • Il beneficiario non partecipa alle iniziative formative o di riqualificazione;
  • Non viene accettata nessuna delle 3 offerte di lavoro congrue;

<br\>Non si effettuino le comunicazioni previste in caso di variazioni di lavoro, o del nucleo.
Sono previste infine sanzioni, anche di carattere penale, con reclusione fino a 6 anni e revoca del RDC con obbligo di restituzione del percepito in caso di false dichiarazioni o utilizzo di falsa documentazione attestando circostanze non vere od omettendo informazioni dovute.
A conclusione della presente pubblicazione che, tuttavia viene curata quando ancora l’iter parlamentare del provvedimento non si è del tutto concluso, giova sottolineare alcune modifiche apportate da ultime, dal Senato della Repubblica.<br\>Tra le modifiche si sottolinea l’adozione di una misura che parrebbe volta a limitare la platea dei cittadini extracomunitari aventi diritto poiché gli stessi dovranno presentare la certificazione dei redditi e lo stato di famiglia, in lingua italiana, rilasciati dallo stato di nascita, documentazione che va poi sottoposta al vaglio degli uffici consolari italiani.<br\>E’ stato inoltre posto un tetto relativo alla retribuzione prevista per le offerte di lavoro che infatti saranno accompagnate da obbligo di accettazione solo laddove sia prevista una retribuzione superiore ad € 858 (il 10 % in più rispetto al sussidio) mentre per le famiglie con figli minori o disabili il limite “geografico” sarà di 100 km di distanza per primi due anni e di 250 km dopo i primi due anni.<br\> Infine si rende contezza dell’ultima puntualizzazione necessaria relativa al nucleo familiare, rispetto al reddito di cittadinanza, la cui composizione segue le stesse regole che si applicano ai fini ISEE. Si è quindi precisato che, per quanto attiene al RDC, i coniugi sono parte dello stesso nucleo familiare anche dopo la separazione o divorzio, qualora continuino a risiedere nella medesima abitazione.<br\>Ed invero qualora la separazione o divorzio si sia verificata dopo il giorno 1 Settembre 2018, gli ex coniugi che presentino istanza per accedere al RDC devono certificare di non risiedere più nella stessa abitazione.<br\> Per quanto concerne infine il figlio maggiorenne non convivente coi genitori, lo stesso fa parte del nucleo familiare dei genitori soltanto laddove sia di età inferiore ad anni 26, sia nella condizione di essere a loro carico ai fini IRPEF, non sia coniugato e non abbia figli.

 

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